Sopralluogo a Villa romana di Somma Vesuviana. Potrebbe essere l’ultima dimora di Augusto

Augusto morì nel 14 dopo Cristo “apud Nolam” dicono le fonti antiche. Cioè nei pressi di Nola, grande e potente municipio romano alle spalle del Vesuvio. E quella sontuosa villa romana scavata a partire dal 2002 con un progetto multidisciplinare dell’università di Tokyo, proprio per le dimensioni dell’edificio e la ricchezza degli appartai decorativi ha fatto ipotizzare che fu proprio lì che il primo imperatore di Roma avesse finito i propri giorni. Non vi sono (al momento) conferme per questa ipotesi, ma le ricerche proseguono: l’edificio si trova, infatti, a 13 chilometri circa dall’antica Nola.

Di qui il sopralluogo di mercoledì 30 novembre in località Starza della Regina, nei pressi di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli, compiuto dal professor Satoshi Matsuyama, della Imperial University di Tokyo che finanzia i lavori dal 2002, dall’archeologo Antonio De Simone dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e dal funzionario della Soprintendenza archeologica della Campania Mario Cesarano. Sono stati scavati finora 2 mila e 500 metri quadrati – spiega De Simone – e ci aspettiamo di scavare una superficie almeno pari”. L’ultima scoperta è quella di una enorme cisterna, di 30 metri per 10.

La villa romana di Somma Vesuviana è databile ai primi decenni del II secolo dopo Cristo, ma al suo interno sono state trovate statue che risalgono a prima dell’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei ed Ercolano nel 79 dopo Cristo.

L’edificio fu utilizzato fino al V secolo dopo Cristo: non più come dimora di lusso, ma come fattoria. Poi l’eruzione del Vesuvio del 472 dopo Cristo lo seppellì per oltre la metà della sua altezza.

La villa fu individuata già nel 1929 da un appassionato locale, il farmacista Alberto Angrisani, che chiamò a scavare l’archeologo pompeiano suo amico Matteo Della Corte, ma le richieste di finanziamento inviate al Duce non ebbero seguito e lo scavo si fermò. Fu Della Corte a lanciare l’ipotesi che quella grandiosa struttura, di cui egli potè vedere solo alcune strutture superficiali, non poteva che essere la villa dove si era fermato e morto Augusto: per l’imperatore era necessario immaginare un edificio adeguato al suo rango. E in piena rivalutazione della civiltà romana propugnata dal fascismo, si immaginò quella come un’opera che potesse dare lustro al regime. Ma le cose andarono diversamente e le ricerche si fermarono. “Abbiamo scoperto, leggendo la corrispondenza di Amedeo Maiuri – spiega il professore De Simone – che il grande archeologo, allora impegnato a Pompei e nel grande scavo di Ercolano, indirizzo alle autorità fasciste una serie di lettere per scoraggiare il finanziamento dell’opera: temeva che il nuovo fronte di scavo a Somma Vesuviana avrebbe danneggiato le ricerche a Pompei ed Ercolano”.

Così, fino agli anni ’60 la zona fu abbandonata. La soprintendenza pose il vincolo lì dove sorgeva un campo di albicocche e una casa colonica. E De Simone, che con il suo collega Umberto Pappalardo al Suor Orsola avevano in corso una collaborazione con l’Università di Tokyo, propose ai giapponesi, che cercavano un sito dove svolgere ricerche, di tentare l’impresa di riscavare la villa romana di Somma vesuviana. “L’ostacolo principale? Il sito era in proprietà privata – racconta De Simone – ma i giapponesi decisero di comprare l’area con 40 milioni di lire. E da 15 anni tornano a Somma, hanno un appartamento in affitto, pagano le spese di viaggio e utilizzano una società locale per svolgere scavi e restauri”.

Le attività si svolgono ogni anno da maggio a novembre, impegnando 15 tra archeologi, operai e restauratori, che sono sia dell’università giapponese che dell’università Suor Orsola Benincasa di Napoli, ma in alcuni periodi sullo scavo ci sono anche 35 specialisti in contempranea tra vulcanologi, fisici, biologi e archeologi.

“Se è la villa di Augusto? Non lo possiamo ancora dire – risponde De Simone – mancano i dati. Abbiamo fino a ora trovato solo l’area di ingresso all’edificio, dovremmo ancora trovare il quartiere residenziale. La villa segue un modello tardo-antico, vicino per esempio a Villa Armerina in Sicilia, più che essere simile alla tipologia della villa costiera. La zona che abbiamo esplorato risale agli inizi del II secolo dopo Cristo, ma presenta risistemazioni di una fase precedente al 79 dopo Cristo, all’eruzione che distrusse Pompei. Molti materiali sono pre-79, come la statua di Dioniso con pantera che è augustea e che Salvatore Settis ha voluto in una mostra a Palazzo Te a Mantova, o come i dolia, i grandi vasi per il vino, che hanno bolli che si datano a prima dell’eruzione pliniana. Si tratta di una villa costruita per nuclei, ristrutturando strutture precedenti”.

Le ricerche sono riprese nel 2002 e hanno portato alla luce, tra l’altro, un’ampia sala con colonnato, nicchie e 

 decorazioni legate al culto di Dioniso: una statua in marmo del dio giovane con pantera è stata rinvenuta in una nicchia, ed è ora esposta nel Museo archeologico di Nola. I pavimenti sono riccamente decorati. Messa alla luce anche un’aula absidata decorata con un fregio con Nereidi e Tritoni che conduce in un altro ambiente dove il pavimento presenta una decorazione con delfini. Presenti inoltre la cella vinaria e aree coltivate in antico, con tracce di solchi e impronte.

Fonte: repubblica.it

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