Rinvenuta parzialmente negli anni Trenta e definitivamente nel 2003 grazie allo scavo nella parte centrale, la statua di Dioniso è una delle due statue sopravvissute alle scosse telluriche dell’eruzione del 472 d.C.. I frammenti di questa statua giacevano su di un calpestio non lontano dalla parete e in asse con la nicchia principale.

 

 

 

Il rinvenimento recente della statua priva di gambe e di parte del busto ha suscitato forte emozione ed interesse nella popolazione sommese tanto da stimolare il recupero di frammenti trovati già negli anni trenta e corrispondenti alla parte destra del busto e parte della gamba destra.

La statua raffigura il dio giovane, nella sua snellezza e giovinezza, coronato di edera e la nebris che copre trasversalmente parte del busto. La testa è di compostezza classica, costruita con gran maestria. Le guance sono appena accennate, le labbra sembrano preannunciare un sorriso, il capo si piega verso il basso, con uno sguardo che appare perduto lontano, conferendo alla composizione una sorta di malinconia dolce. Il braccio sinistro, ricoperto dal mantello, abbraccia un cucciolo di pantera, che allunga il collo e spalanca la bocca verso il dio.

L’iconografia del Dioniso di Somma trova lontano confronto con una statua rinvenuta nel 1986, datata I sec. d.C.; l’attestazione di un’iconografia tra le due statue fortemente caratterizzata lascia supporre l’esistenza di un modello. Il Dioniso è realizzato in marmo bianco di Paros, marmo translucido caratterizzato da cristalli di varia grandezza, grana medio-fine. L’intera statua è un assemblaggio di parti ritrovate e lavorate separatamente.