Dopo la battaglia di Azio, in cui Ottaviano invase l’Egitto sconfiggendo Antonio, iniziò la storia di Roma definita “principato“. Ottaviano divenne princeps senatus (29 a.C.), principe, cioè «primo» del senato e quindi primo cittadino dello Stato. Per Augusto divenne una necessità primaria garantire al proprio interno la sicurezza degli spostamenti, e con essa la facilità degli scambi commerciali (oltre che culturali); e ciò appunto attraverso il mantenimento della pace e dell’ordine all’interno dei suoi confini. Ma Ottaviano si impegnò anche in un’opera di trasformazione e di rinnovamento delle cariche statali. Ottaviano riuscì anche a istituire una serie di magistrature – dette ‘imperiali’ – attraverso le quali poté controllare praticamente tutti i territori dell’Impero oltre a quello della stessa capitale. I poteri economici politici e militari del princeps tendettero, allora più che mai, a confondersi con quelli stessi dello Stato. Anche le tradizionali istituzioni cittadine inoltre, uscirono profondamente trasformate nei loro effettivi attributi: il Senato, riformato da Augusto, divenne sempre di più un organo consultivo; i comizi centuriati invece persero gradualmente i propri poteri decisionali. Alla base della trasformazione di Roma operata da Augusto vi fu l’instaurazione di un nuovo assetto amministrativo, attraverso una più ampia distribuzione delle cariche statali. Proviamo brevemente a delineare questa nuova conformazione. Per comprenderla, bisogna innanzi tutto tenere presente il fatto che Roma, negli anni del principato di Ottaviano, si avviava a diventare il punto dell’Impero dal quale si irraggiavano le decisioni concernenti tutte le province: sempre di meno quindi una città egemone e sempre più il centro amministrativo di una vastissima compagine politica e sociale. Conseguenza di un tale processo fu che i vecchi istituti repubblicani e cittadini decaddero gradualmente a organismi consultivi quando non, addirittura, meramente rappresentativi (ovvero privi di reali funzioni amministrative). Il potere amministrativo effettivo, invece, si concentrò sempre di più nelle mani dello stesso Augusto, dal momento che le antiche cariche repubblicane – assieme alle nuove da lui stesso istituite – divennero fondamentalmente strumenti di dominio dell’imperatore. Nonostante ciò, Augusto rifiutò con decisione ogni attribuzione esplicita di predominio. 

Il suo potere si basò in sostanza sull’attribuzione da parte del Senato di alcune cariche permanenti (cioè a vita), ovvero su poteri di tipo straordinario (contemplati per altro già dai tempi della Res-publica, come dimostrano ad esempio le vicende di Silla e Cesare) ritenuti giustificati in situazioni eccezionali. Oltre che di tali attribuzioni, egli godette poi delle enormi influenze politiche accumulate negli anni della guerra civile contro Antonio. Tra di esse spiccarono sia la fedeltà degli eserciti (di cui inoltre egli detenne anche ufficialmente il comando) sia gli enormi capitali finanziari. Oltre a ciò, tra il 27 a.C. (anno dell’incoronazione ad Augusto) e il 14 d.C. (anno della morte) Ottaviano ricevette più volte magistrature di primissimo piano, tra cui: il consolato (che dal 19 a.C. divenne carica a vita), la censura (con la quale poté ricomporre il Senato), la carica di sovrintendente dei costumi, il Pontificato Massimo, e altre ancora. E tuttavia egli fondò la propria auctoritas essenzialmente su due attribuzioni stabili: la potestà tribunizia e l’imperium proconsolare cariche che, data la loro importanza, è necessario ora analizzare più in dettaglio.


CONCLUSIONI

Merito e abilità fondamentale di Ottaviano, subito dopo la proclamazione a Imperatore e Augusto, fu l’aver avuto la capacità di comprendere lucidamente da una parte le reali esigenze (tanto quelle organizzative e istituzionali quanto quelle militari) della compagine romana, dall’altra quella di essere stato capace di rispettare le apparenze repubblicane, conservando così l’approvazione dei ceti più tradizionalisti e del Senato.
In una tale ottica si giustificarono la scelta di
non estendere ulteriormente i confini imperiali, come quella di cercare di creare un nuovo apparato istituzionale che avesse un raggio d’azione molto più vasto di quello repubblicano e sanzioni a livello politico e burocratico. Il consolato di Augusto, inoltre, prefigurò chiaramente molti dei futuri problemi dell’Impero: primo tra tutti quello della successione e della corsa sfrenata al potere da parte dei generali e dei potentiores dell’Impero; ma anche i problemi di carattere finanziario e quelli inerenti la gestione degli apparati imperiali.