Politica interna 

La potestà tribunizia – già conferita negli anni passati a Giulio Cesare – dà a colui che la detiene il controllo virtuale della vita politica della città di Roma. Non è un caso quindi che su di essa Ottaviano basasse gran parte del proprio potere sulla capitale dell’Impero, e non so……………..lo su essa. Sicuro, attraverso una tale carica, delle proprie prerogative, egli poté così lasciare ai senatori molte delle altre magistrature fondamentali (tra le quali il consolato) e salvare così le apparenze dello stato repubblicano. Tuttavia Ottaviano non si limitò a occupare un posto istituzionale di prestigio: attraverso la propria opera difatti (e servendosi dei propri poteri ‘eccezionali’) egli ampliò notevolmente il raggio d’azione delle antiche cariche amministrative, sia di quelle urbane sia di quelle concernenti l’intera penisola, introducendone poi delle nuove, gravitanti ovviamente nell’orbita dei suoi poteri. Introdusse inoltre il corpo dei vigili, una sorta di polizia di Stato, guidata da un apposito prefetto; e infine creò la guardia pretoriana, l’unico esercito presente sul suolo italico, a sua volta comandata da un prefetto (prefetto del pretorio). Al predominio istituzionale su Roma, Ottaviano assommò poi quello su gran parte delle province. Mentre difatti al Senato spettarono quelle più tranquille e più facilmente governabili, chiamate appunto province senatorie, il suo imperium si estese invece sulle zone di più recente acquisizione o comunque più difficili da gestire. In tali zone vennero accampati stabilmente dei presidi militari, costituiti da truppe imperiali il cui compito fu la difesa dei territori. Augusto delegò il comando militare delle proprie province a uomini che godevano della sua fiducia. Tali uomini rientravano essenzialmente in due categorie: da una parte i legati, esponenti dell’aristocrazia senatoria; dall’altra i procuratori, esponenti dell’ordine equestre. Altre innovazioni nell’organizzazione dello Stato dovute a Ottaviano furono la definitiva trasformazione dell’esercito da mercenario a professionale (cioè stabile), e la nascita del fisco. Accanto all’erario difatti, che fino ad allora era rimasto l’unica base dell’amministrazione finanziaria della Res-publica, egli creò una nuova cassa, un tesoro statale parallelo. Mentre i proventi dell’erario derivavano dalle province senatorie, quelli del fisco provenivano da quelle imperiali. E’ da notare come questi ultimi vennero gestiti direttamente da Ottaviano, e che come tali essi furono una via di mezzo tra una proprietà privata dell’imperatore e un possesso dello Stato romano. Ciò mostrò chiaramente come lo Stato repubblicano fosse oramai sorpassato. Ma l’ascesa politica di Ottaviano trovò l’opposizione di molti senatori, rimasti legati ancora a una vecchia visione di Stato. Nonostante ciò, il movimento di graduale dissoluzione delle istituzioni repubblicane fu inarrestabile. Anche il popolo infine perse i suoi poteri originari, con la trasformazione dei Comizi della plebe in istituti virtualmente insignificanti. Fu chiaramente visibile dunque, come il potere di Ottaviano Augusto si ponesse in sostanza al vertice di una vastissima piramide di poteri.

Politica estera

L’idea guida della politica di Augusto fu essenzialmente quella di consolidare l’Impero sia rispetto ai suoi nemici interni (in relazione ai focolai di rivolta che covavano soprattutto nei territori assoggettati più di recente) sia rispetto a quelli esterni (i popoli barbari, cioè non romanizzati). Una tale politica venne da lui perseguita da una parte attraverso il vastissimo programma di riassetto istituzionale che abbiamo appena visto, dall’altra attraverso azioni militari finalizzate a rafforzare la compagine imperiale. Proprio per tale motivo la sua non fu più – come lo era stata prima – una politica ‘avventurosa’, tesa ad estendere ancora di più i territori imperiali. Essendo difatti l’Impero ormai virtualmente completo dal punto di vista territoriale, la missione che esso dovette assolvere non poté che essere fondamentalmente di natura civilizzatrice, volta cioè alla ‘romanizzazione’ dei popoli testé sottomessi. Le campagne militari indette da Augusto si mossero nel solco di un tale programma ‘universalizzante’, oltre che di quello – ben più pratico e concreto – di consolidamento e di difesa territoriale dei territori dell’Impero. Anche in questo settore dunque, Roma si vedeva costretta a rinunciare alle proprie mire espansionistiche (e ciò, di nuovo, avvenne in modo non conclamato). I veri successi di Ottaviano riguardarono dunque, fondamentalmente, le azioni di consolidamento territoriale (talvolta comprendenti anche l’annessione di nuovi territori, come Pannonia e Rezia) di quel vasto Impero da lui ricevuto in eredità dai suoi predecessori, ma non certamente le azioni espansive.