Nel 2003, durante uno scavo nel settore N, vennero trovate delle nicchie simmetriche ed in una di queste fu rinvenuta la statua di una donna, alta 1,16m, che risulta essere stata sepolta in due fasi: nell’eruzione del 472 d.C venne ricoperta da materiali piroclastici fino al bacino, e questo lo si può capire notando il fatto che la parte superiore del corpo della donna è stato maggiormente soggetto agli effetti degli agenti atmosferici, poi successivamente fu completamente ricoperta nel 512 d.C.. La statua della Peplophoros poggia su una base in marmo bardiglio ed è realizzata in marmo bianco di Paros in un unico blocco. Le parti terminali degli arti inferiori e superiori, lavorate separatamente e inserite con perni metallici, sono mancanti. Non è semplice l’identificazione del soggetto, ma la presenza di fori per l’inserimento di una corona lascia pensare che si tratti di una divinità o un’offerente collegata alla figura di Dioniso. Si può definire prodotto dei primi anni del periodo augusteo poiché la figura dell’offerente è molto ricorrente nelle opere marmoree del V sec. a.C. e la modalità di esecuzione richiama caratteristiche delle botteghe campane.